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This volume examines the role and representation of ‘race’ and ethnicity in the media with particular emphasis on the United States. It highlights contemporary work that focuses on changing meanings of racial and ethnic identity as they are represented in the media; television and film, digital and print media are under examination. Through fourteen innovative and interdisciplinary case studies written by a team of internationally based contributors, the volume identifies ways in which ethnic, racial, and national identities have been produced, reproduced, stereotyped, and contested. It showcases new emerging theoretical approaches in the field, and pays particular attention to the role of race, ethnicity, and national identity, along with communal and transnational allegiances, in the making of identities in the media. The topics of the chapters range from immigrant newspapers and gangster cinema to ethnic stand-up comedy and the use of ‘race’ in advertising.
Memories of Belonging is a three-generation oral-history study of the offspring of southern Italians who migrated to Worcester, Massachusetts, in 1913. Supplemented with the interviewees’ private documents and working from U.S. and Italian archives, Christa Wirth documents a century of transatlantic migration, assimilation, and later-generation self-identification. Her research reveals how memories of migration, everyday life, and ethnicity are passed down through the generations, altered, and contested while constituting family identities. The fact that not all descendants of Italian migrants moved into the U.S. middle class, combined with their continued use of hyphenated identities, points to a history of lived ethnicity and societal exclusion. Moreover, this book demonstrates the extent of forgetting that is required in order to construct an ethnic identity.
Winner: Vasiliki Karagiannaki Prize for the Best Edited Volume in Modern Greek Studies Promotes the understanding of Italian Americans and Greek Americans through the study of their interactions and juxtapositions. Redirecting Ethnic Singularity: Italian Americans and Greek Americans in Conversation contributes to U.S. ethnic and immigration studies by bringing into conversation scholars working in the fields of Italian American and Greek American studies in the United States, Europe, and Australia. The work moves beyond the “single group” approach—an approach that privileges the study of ethnic singularity––to explore instead two ethnic groups in relation to each other in the broa...
The present book explores a variety of fundamental questions that all of us secretly share. Its twenty-one chapters, written by some of the world’s leading Melville and Conrad scholars, indicate possible directions of comparativist insight into the continuity and transformations of western existentialist thought between the 19th and 20th centuries. The existential philosophy of participation—so mistrustful of analytical categories—is epitomized by the lives and oeuvres of Melville and Conrad. Born in the immediacy of experience, this philosophy finds its expression in uncertain tropes and faith-based actions; rather than muffle the horror vacui with words, it plunges head first into li...
C’è un modello di Stato che è in grado di garantire, allo stesso tempo, libertà e autonomia alle sue istituzioni e agli individui che le compongono? Secondo Bruno Leoni, accademico italiano prematuramente scomparso, c’è la possibilità che la forma di Stato federale possa incarnare tutto questo, anche alla luce del ruolo svolto dall’Unione Europea nella sua attività di stabilizzazione democratica del continente. Il compito che il federalismo è chiamato ad assolvere non è solo quello di offrire una cornice istituzionale tale da permettere la più ampia libertà di movimento di merci e servizi, a livello sia nazionale che internazionale, ma anche di consentire agli individui che rappresentano la società di scegliere liberamente quale forma politica determinare. Il testo offre un’ampia riflessione sui temi dell’individualismo metodologico, attraverso la comparazione delle figure più eminenti della sociologia, della politica e dell’economia internazionale.
Oggi, la comunicazione scientifica avviene in inglese, e le altre lingue europee sono meno utilizzate e rimangono in un ambito di minore prestigio anche professionale. Questo comporta il rischio di un crescente contrasto: da un lato, un linguaggio agevolato, accessibile a chi non è medico o allo studente in medicina; dall’altro, un linguaggio iperspecialistico, che rischia di essere di difficile comprensione per gli stessi medici con altra specializzazione. Durante la revisione dell’ultima edizione di un noto trattato di chirurgia si è constatata un’inattesa e straordinaria estensione dei lemmi chirurgici e medici in generale. Questa proliferazione di termini, talora impenetrabili, inconsueti e frequentemente presi in prestito da altre lingue, sta progressivamente allontanando il grande pubblico e per il suo tecnicismo può mettere in difficoltà anche la “corporazione clinica”. Si è così reso necessario un aggiornamento del vocabolario chirurgico e, in parte, di quello medico per fornire elementi utili per decodificare e intendere neologismi, forestierismi, termini inconsueti, eponimi e acronimi.
L’autore ricolloca il trattamento psicanalitico entro il suo orizzonte originario, da tempo obliterato, che è etico e non sanitario. Di conseguenza riattiva la modalità freudiana di intendere e gestire il fenomeno che ne è il cuore, ossia il transfert, mostrandone la superiorità teorico-clinica sulle varie riformulazioni postfreudiane, il che realizza mediante l’esame critico di una significativa serie di esempi clinici tratti da opere di noti psicanalisti. Su questa base giunge anche a proporre interpretazioni del tutto nuove di alcuni classici della cultura occidentale quali la favola apuleiana di Cupido e Psiche, il Simposio platonico e l’opera poetica di Guglielmo IX d’Aquitania, padre della poesia trobadorica.
La potenza dell’arte è un richiamo che non si accontenta mai di rimanere inespresso. Mikel Dufrenne si fa interprete di questo richiamo nel tentativo di testimoniare l’origine, dove il mondo è ancora allo stato di possibile poiché non ha ancora ricevuto una forma. A questo luogo conduce l’arte, che instancabilmente sollecita l’uomo a non accontentarsi delle prassi consolidate. Questo libro racconta l’impresa filosofica di Dufrenne che elabora un’estetica attiva, in cui attraverso l’azione dell’uomo, l’arte arriva al suo vero compimento. Per comprendere il linguaggio di Dufrenne e la ricchezza dei riferimenti presenti nelle sue opere, occorre mantenere un confronto continuo con le espressioni artistiche e i mutamenti sociali che costituiscono lo sfondo della sua opera. Ciò che rimane, leggendo questo autore, è la convinzione che la creatività e la bellezza, scoperte in ogni piega del mondo e della realtà, siano davvero generative non solo di una visione ma anche di un’azione, nuova e migliore.
All’inizio dell’età moderna la libertà umana è stata concepita come una facoltà illimitata, aperta al totalmente nuovo. Quest’idea, che ha contrassegnato la storia degli ultimi secoli, è entrata in rotta di collisione con alcune decisive esperienze degli ultimi decenni. Il saggio prende avvio dalle discussioni nate durante la pandemia, per poi risalire alle radici storiche e culturali della “libertà dei moderni”, di cui il sovranismo politico e il negazionismo ecologico sembrano le ultime propaggini. Uno spazio viene dedicato al modo in cui la libertà è stata declinata nella società americana, fino all’ascesa del presidente Trump; mentre, sul versante opposto, il tentati...
Serve una nuova idea di mondo! Il capitalismo ha esaurito le sue risorse per alleggerire le sofferenze e le disuguaglianze dei singoli e delle comunità. L’assunto “il profitto per il profitto”, disancorato dai legami positivi con società e ambiente, è distruttivo e comporta fragili forme vitali fra natura e mondo antropico. Il socialismo di derivazione sovietica, invece, non ha minimamente scalfito la supremazia del capitalismo e non ha reso i popoli più giusti ed eguali, generando forme di potere coercitive, riduzione del pluralismo e delle libertà individuali e collettive. La socialdemocrazia europea, infine, ha esaurito l’apprezzabile sforzo d’innovazione sollecitando maggiore sensibilità sociale e ambientale. Ora sembra priva di nuove chiavi di lettura per rendere il mondo più umanizzato, giusto e solidale. Si rende allora necessario recuperare le parti migliori della cultura del Novecento per porre mano al cantiere della società moderna all’insegna della sostenibilità totale, unica alternativa democratica per garantire le generazioni presenti e future.